Da qui alla luna alla Centrale Guarnieri di Carpanè Valbrenta Andrea Pennacchi, e GIorgio Gobbo la tragedia degli alberi ad opera di Vaia

«Da qui alla luna», in scena stasera sabato 3 agosto alle 20.30 alla Centrale Guarnieri di Carpanè Valbrenta è un evento prodotto dal Teatro Stabile del Veneto e […]

«Da qui alla luna», in scena stasera sabato 3 agosto alle 20.30 alla Centrale Guarnieri di Carpanè Valbrenta è un evento prodotto dal Teatro Stabile del Veneto e inserito nel cartellone di Operaestate Festival (Vicenza). A dare voce e corpo ai protagonisti di questa storia sarà Andrea Pennacchi, con la sua ironia e la sua umanità, accompagnato dalle musiche evocative di Giorgio Gobbo alla chitarra
Si tratta di una specie di Requiem per le nostre montagne voce di Andrea Pennacchi e le musiche di Giorgio Gobbi“ a ricordare la deflagrazione dei nostri boschi avvenuta nell’ottobre 2018.
Il titolo si spiega col fatto che mettendo in fila i 16 milioni di alberi abbattuti dalla tempesta VAIA si riesce a percorrere la distanza che separa la Terra dalla sua Luna.
Lo scritto è di Matteo Righetto,”Da qui alla luna”: una narrazione che denuncia, analizza e riflette su una strage che ha portato via i paesaggi e l’identità di chi abita quei luoghi. Un racconto corale che ci fa rivivere senza retorica l’orrore di quei giorni attraverso lo sguardo degli abitanti delle vallate bellunesi: il muratore Silvestro, Paolo, un giovane studente e la vecchissima Agata. Il regista Giorgio Sangati affida all’ironia e all’umanità di Andrea Pennacchi il racconto di questo immane disastro naturale, creando una narrazione a più voci che ci ricorda quanto sia fragile il pianeta in cui viviamo. La parte musicale è affidata alle musiche originali di Giorgio Gobbo e Carlo Carcano che ne hanno curato anche la drammaturgia.

Uno spettacolo potente, che scava nell’animo di chi ha vissuto la tragedia a proprie spese, sapendo che niente sarà più come prima; perché per decenni quei boschi non esisteranno più, insieme a una parte della memoria, della storia di quei territori. Come se quegli abeti rossi fossero gli stessi abitanti, gli stessi esseri umani, chiamati a recuperare un legame spezzato da tempo: quello con la Natura.